L’introduzione del microscopio operatorio in otorinolaringoiatria, avvenuta molto prima che in ogni altra specialità, ha favorito lo sviluppo e l’impiego di nuove tecniche microchirurgiche otologiche ed otoneurologiche improponibili fino a pochi anni fa. Tale evoluzione ha reso di estrema attualità e non ulteriormente dilazionabile il problema concernente la scelta del metodo cui debbano attenersi lo specializzando e lo specialista per affrontare in modo organico fin dall’inizio, o per affinare via via, il proprio addestramento chirurgico. L’impiego corretto del microscopio binoculare (Fig. 1) richiede un addestramento intensivo e sistematico affatto particolare; si ritiene che per potere affrontare e risolvere con la dovuta sicurezza problemi di patologia umana, si debba avere avuto l’opportunità di lavorare su almeno 50 pezzi anatomici. Questa prima fase dell’addestramento consentirà di affrontare e risolvere via via i numerosi problemi che la microchirurgia comporta; l’esatta conoscenza delle caratteristiche tecniche e costruttive del microscopio permetterà di sfruttare completamente le risorse ottiche dello strumento; l’acquisizione della nozione di tridimensionalità consentirà di adattare ogni gesto alla dimensione del campo operatorio, impiegando nel modo corretto i diversi strumenti costruiti con finalità ben precisa in modo da giungere ad operare con armonia, essenzialità e perfetta funzionalità di ogni movimento. Superata questa fase, per la quale potranno anche essere utilizzati pezzi anatomici di animali, occorrerà intraprendere lo studio della anatomia sistematica e di relazione su rocche umane. È esperienza di chiunque si sia proposto l’obiettivo di interessarsi di otomicrochirurgia o di otoneuro-microchirurgia, per risolvere il problema dell’addestramento chirurgico, l’avere avvertito la necessità di frequentare corsi teorico-pratici, organizzati presso le principali Scuole Otologiche. Solitamente venivano preferiti quei corsi nei quali la parte pratica di dissezione dell’osso temporale era preminente, per avere l’opportunità di eseguire, sotto la guida di un docente, lo studio delle diverse strutture dell’osso temporale, passando successivamente alla anatomia chirurgica con simulazione di veri interventi.

laboratorio di microchirurgia otologica

Fig. 1 – laboratorio di microchirurgia otologica

Particolare delle apparecchiature (Fig. 2):

  • Un sistema di irrigazione-aspirazione dei più semplici: per l’irrigazione può essere impiegato un sistemaa caduta;
  • Una fresa a frusta, con comando a pedale, corredata dei relativi manipoli retti ed angolati, con una serie completa di frese da taglio e diamantate;
  • Un corredo di ferri chirurgici, non necessariamente numerosi, che comunque non debbono essere costituiti dagli «scarti» della sala operatoria, ma da strumenti perfettamente efficienti;
  • Un sistema di fissazione dell’osso temporale: noi utilizziamo una ciotola costruita su disegno di Prades. La funzionalità del laboratorio è anche legata alla acquisizione da parte degli operatori di tutte le nozioni fondamentali inerenti la documentazione fotografica. Essi dovranno inoltre occuparsi della conservazione e catalogazione dei pezzi operatori da utilizzare per fini didattici. L’essenzialità di questo aspetto dell’attività del laboratorio è facilmente intuibile: si potrà giungere alla costituzione di un archivio cui potere facilmente accedere in ogni momento.
Particolare delle apparecchiature

Fig. 2 – Particolare delle apparecchiature

Questo nostro lavoro del resto non si sarebbe potuto realizzare in mancanza di una corretta documentazione del materiale studiato e raccolto nel corso degli ultimi anni di attività. Da quanto detto risulta evidente che l’istituzione di un laboratorio di dissezione dell’osso temporale non costituisce un obiettivo ambizioso o improponibile, data la relativa modestia dell’onere finanziario, per nessuna struttura specialistica di un certo livello.

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